La pittura “Borderline”

La pittura per molti artisti è una vera e propria valvola di sfogo delle emozioni. Talvolta però simboleggia un vero e proprio metodo di evasione dal proprio mondo interiore, troppo opprimente e soffocante.

La mente di un pittore è paragonabile quindi ad un manicomio di sentimenti dove i pazienti sono spesso allo stremo del proprio essere. La bravura dell’artista sta nel saper curare la sua mente, in modo che le emozioni, le immagini, le sensazioni che vuole lasciar trasparire siano percepibili dallo spettatore in maniera moderata, rispettando così i contorni che lo stesso artista ha voluto disegnare.

Nella pittura borderline ciò non accade. Il pittore è spesso vittima del suo immaginario, si lascia travolgere come da una valanga dalla sua mente, connette le sue emozioni direttamente alla mano che le riporta senza nessuno standard di bellezza e buon gusto. Questo tipo di arte risulta vera, non presenta nessun tipo di alterazioni esterne, riporta fedelmente ciò che l’artista vive, prova ed immagina.

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Mattia Moreni – Autoritratto n°5 “Mattia Moreni a 67 anni di età con cuffia da ascolto con pustola bioelettronica e con tre denti” – 1988 – olio su tela – 200×190 cm.

Gli artisti borderline, come da definizione, sono spesso al confine tra il genio e la follia. Rompono volutamente la diga della propria immaginazione, e lasciano passare i loro sentimenti in versione pura, senza doverli filtrare da eventuali impurità.

Questo tipo di pittura genera un rapporto empatico con lo spettatore. Riesce a trasmettere il ciclone di follia da cui l’artista è stato risucchiato.

Bordeline significa “di confine”, ed è sulla linea che detta il limite tra pazzia ed immaginazione che un grande artista deve saper stare, per poter recepire il suo essere e trasmetterlo in maniera veritiera.

[Alessandro Assirelli]