Barbara: l’Italia vera di Angelo Orlando, fra bondage, bollette e borghesi

Aldo (Valerio Mastandrea) e Pino (Marco Giallini) sono due amici avvocati, stanchi di condurre una vita noiosa e borghese. Dopo alcune ricerche, entrambi contattano Barbara, una sconosciuta che promette loro un’avvincente e trasgressiva esperienza sessuale.

I due, una volta a casa della ragazza, finiscono legati a letto insieme, chiusi dentro una stanza.

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Da qui in poi, in un susseguirsi di vicende verosimili e non, si snoderà la strana vicenda di questi due amici, costretti a stare insieme – loro malgrado – nella camera da letto di Barbara.

Il concept di “Barbara” (1998), una pellicola del poco noto regista salernitano (ma sarebbe più opportuno parlare di artista, data la poliedricità del suddetto) Angelo Orlando è un’intuizione interessante che in un contesto comico riesce a strappare ben più di una risata.

A far brillare il kammerspiel comico in questione è senz’altro la recitazione di Valerio Mastandrea, per il quale il 1998 era stato un anno sensazionale. Sono infatti di quel periodo sia “Abbiamo solo fatto l’amore” di Fulvio Ottaviano che “L’odore della notte”, diretto dal maestro Claudio Caligari.

L’opera, ambientata quasi per intero di notte, regala una fotografia (curata da Fabrizio Lucci) imperfetta ma discreta, proprio come la cura generale a livello di regia – forse zoppicante, in alcuni frangenti, per via dell’inesperienza di Orlando (all’epoca al suo secondo film da director).

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Ciò che più si apprezza in “Barbara”, al di là dei difetti, è la sottile allegoria creata dalle vicende che, purtroppo, resta eccessivamente in ombra. Aldo e Pino – avvocati e liberi professionisti – ben rappresentano un’Italia borghese che, arrivata al culmine delle proprie possibilità, ha il coraggio giusto (o crede di averlo) per lanciarsi “oltre”,  per agguantare qualcos’altro.

Barbara, pertanto, potrebbe rappresentare la soluzione all’insoddisfazione e al grigiore delle vite quotidiane di Aldo e Pino.

La trasgressione, l’energia di ciò che è alieno e pronto a sconvolgere ogni equilibrio, è una tentazione troppo grande. E purtroppo per i due amici, anche impossibile da gestire.

Il messaggio finale di questa commedia notturna e brillante, forse, riguarda le sorti sociali di un paese che, pur pensando di meritarsi di più, in realtà02003803 resta piccolo e provinciale, forse persino troppo sincero. La domanda, dopotutto, è una sola: qual è l’Italia che ci piace?

Quella di Aldo e Pino, legata a un letto dentro una stanza buia?
O quella di una Barbara, un’Italia che è altrove, che non si fa mai vedere?

Un bel dilemma.

Antonio Amodio