Intervista a Giulio Questi

Giulio Questi intervistato da Michele Faggi e Antonio Bruschini racconta il suo grande cinema.

Giulio Questi (Bergamo, 18 marzo 1924 – Roma, 3 dicembre 2014) è stato un regista, sceneggiatore, attore cinematografico e scrittore italiano.

Uno dei più originali registi italiani, Il montatore di tutti i suoi film fu Franco Arcalli, detto Kim.

Dopo aver scritto racconti per alcune riviste entra nel mondo del cinema, girando documentari, facendo l’aiuto regista di Valerio Zurlini e Francesco Rosi, l’attore ne La dolce vita di Federico Fellini e in Signore & signori di Pietro Germi, e lo sceneggiatore. Esordisce nella regia cinematografica nel 1961, dirigendo un episodio del film Le italiane e l’amore.

Nel 1962 co-dirige il mondo movie Universo di notte, quindi nel 1963 dirige un episodio del film Nudi per vivere, co-diretto con Elio Petri e Giuliano Montaldo, e firmato con lo pseudonimo collettivo Elio Montesti. Il film viene subito sequestrato e non uscirà mai più.

Nel 1964 è la volta di un altro film a episodi, Amori pericolosi, co-diretto con Carlo Lizzani e Alfredo Giannetti. Nel 1967 Questi dirige finalmente un film da solo.

Se sei vivo spara, è uno spaghetti western epocale, con scene violentissime, come lo scotennamento di un indiano e cavalli sventrati, e una storia non convenzionale. Il regista si servì del genere western per filmare le violenze e le stragi viste durante la sua militanza nella Resistenza italiana.

Il film venne sequestrato, per essere ampiamente tagliato e ripubblicato

“Il nostro western più violento e strano che sia mai stato girato, concepito da Giulio Questi e Kim Arcalli come folle operazione sul genere. Doveva essere un film su commissione, ma ben presto i due si scatenano e ne viene qualcosa del tutto diverso. Vandor costruisce una musica bellissima. Circolano impiccati che sembrano ripresi dal ‘Manoscrittro trovato a Saragozza’ di Potocki. Un giovanissimo Lovelock è stuprato da una banda di fuorilegge gay, cavalli sventrati, indiani scotennati, pallottole tolte al volo col coltello, impiccati con la lingua di fuori. Tomas Milian emerge da un gruppo di morti all’inizio del film. Si farà vendetta con pallottole d’oro. Il film, uscito a febbraio del 1967 vietato ai minori di anni 18, fu sequestrato l’8 marzo dello stesso anno. Con due tagli, lo scotennamento e l’operazione col coltello, tornò in sala sette giorni dopo. A questo punto il film scompare dalla circolazione e torna nel 1975 con un altro titolo, ‘Horo Hondo’, solo come cibo per i fan di Tomas Milian. In questa seconda versione, che io ho visto, furono fatti ulteriori tagli, ma vennero reintegrate le due scene tolte dalla censura. “Nocturno” afferma che fu lo stesso Questi a rimontare la nuova versione, in verità allora il regista mi disse che non sapeva nulla di questa nuova versione e, soprattutto, del nuovo titolo. Il film rimane comunque maledetto e, a suo modo, incantevole. Joe Dante lo adora (…).”
Stracult, Marco Giusti

Solo nel 1975, con il titolo Oro Hondo venne riproposto con la reintegrazione di alcune sequenze, ma con altri piccoli tagli. Nel 1968 Questi dirige La morte ha fatto l’uovo, giallo sui generis ambientato in un allevamento di polli. Anche qui ci sono scene shock, come un pollo senza testa né ali, e una critica al consumismo imperante.

Nel 1972 dirige il suo ultimo film per il grande schermo, Arcana, storia di meridionali ambientata a Milano, raccontata con situazioni surreali e magiche, tra la levitazione di un asino e rane che escono dalla bocca.

Il film viene distribuito a stento in Italia e per niente all’estero.

Dopo questo film, Questi si ritira dal cinema e lavora per la televisione.

Dal 2003 al 2007 realizza in digitale sette cortometraggi, usciti nel 2008 in un doppio DVD realizzato dall’etichetta RHV (Ripley’s Home Video) con il titolo By Giulio Questi. Si tratta di cortometraggi visionari e fortemente sperimentali, realizzati autonomamente da Questi nella propria casa, con se stesso come unico versatile attore.

Nel 2014 debutta come scrittore pubblicando per Einaudi la raccolta di racconti Uomini e comandanti, con la quale vince la ventiseiesima edizione del Premio Chiara.

È morto nel sonno il 3 dicembre 2014 all’età di 90 anni