“Humanism!”, una nuova commedia?

Lo scorso 30 maggio 2018, presso il cineteatro Massimo di Pescara, si è tenuta la proiezione in anteprima nazionale del film Humanism! – esordio alla regia dell’autore e giornalista abruzzese Glauco Della Sciucca. La pellicola in questione – supportata dal patrocinio del regista statunitense Michael Lindsay-Hogg e a sostegno della campagna “Meat Free Monday” della famiglia McCartney – è stata accolta da una platea gremita, a sua volta accompagnata da numerosi membri dei cast tecnico e artistico.

Humanism! è un’opera prima caratterizzata senza dubbio da un’estrema ambizione.
In alcuni poster, infatti, il film non esita a definirsi una commedia nuova, eppure tale etichetta mal si presta a restituire la complessità e i difetti di un esperimento cinematografico che si pone al centro di notevoli tensioni non solo fra generi ma anche medium diversi.

A prima vista, in realtà, il film di Della Sciucca si presenta molto meno innovativo di quanto sostenga, specialmente in relazione al mood brillante dei dialoghi e ai continui richiami – seppur intenzionali – alla produzione di Woody Allen e alla commedia di matrice yiddish in generale. Proseguendo col dipanarsi della storia, tuttavia, appare chiaro che la volontà del regista è quella di procedere per de-strutturazione, scomponendo il protagonista di Humanism! (l’attore Alberto Savoldi, interpretato alla perfezione da Ezio Budini) fino ai minimi termini, sia attraverso le memorie e le voci dei personaggi collaterali che mediante il ricorso a un onirismo di felliniana memoria.

Ad ogni modo la citata intenzione de-costruttiva non interessa solo l’istrionico protagonista ma indirettamente anche i luoghi che lo circondano – come la città di Pescara, un ambiente senz’altro dotato di una sua propria identità e che al tempo stesso diviene “spersonalizzato” tramite l’utilizzo di particolari inquadrature che restituiscono una spazialità quasi affine ai dipinti di Giorgio De Chirico – e in questo aiutate da un’ottima calibrazione dei bianchi e da un utilizzo funzionale della luce e dei contrasti.
Si corre così dal piazzale antistante Porta Nuova alla facciata dell’Aurum, senza mai incappare nella realtà locale ma solo nel magma narrativo rappresentato da Savoldi, un attore che “fa” l’attore e fulcro dell’intera pellicola.

Sul set di 'Humanism - A new comedy', film di Glauco Della Sciucca
Emma (Véronique Vergari) e Alberto (Ezio Budini) in una scena del film

Tornando al protagonista, Savoldi non costituisce solo il perno ma anche la “malta” della struttura narrativa nel suo complesso; il suo continuo dinamismo, in tal senso, funge da innesco per i gesti e le battute degli altri personaggi, così come per le transizioni fra le diverse scene. Tuttavia, la travolgente azione del protagonista, se da un lato rende esplosiva questa commedia, dall’altro impone un prezzo non indifferente soprattutto per i ruoli secondari, che vengono giocoforza striminziti e non possono consumare i rispettivi archi narrativi se non “sganciandosi” – come nel caso dei personaggi interpretati da Enrica Guidi e Lorena Antonioni.

La prima delle note dolenti di Humanism! si palesa perciò proprio in merito alla costruzione dei personaggi. Risulta fin troppo evidente, cioè, che la minuziosa cura nella creazione di Savoldi non abbia investito i character secondari neppure in scala minore, e ciò balza all’occhio soprattutto quando ci s’imbatte nei personaggi femminili – il cui unico riscatto giunge nel finale, e senza che vi sia mai stata un’adeguata evoluzione durante il resto della commedia.

La prepotenza narrativa pensata per Savoldi – inoltre – è responsabile di una sostanziale ipertrofia del ritmo, fin troppo concitato e quasi privo di pause. In tal senso, la pellicola sembra non riposare mai, arrivando addirittura a concludersi con uno schiaffo nel finale, un atto corporeo “violento” che già di suo aggiunge un ulteriore climax laddove sarebbe stata più utile la presenza di un rallentamento.

Se dunque sulla carta tutta quest’aggressività scenica è in linea con la natura soverchiante del protagonista, a livello di pubblico una tale scelta stilistica potrebbe non scatenare altro che uno stordimento provocato dall’eccessiva velocità del dramma.

 

Enrica e Lorena
L’assistente e l’agente di Alberto Savoldi (Ezio Budini), interpretate da Enrica Guidi (a sinistra) e Lorena Antonioni (a destra)

In secondo luogo, a funzionare con ambivalenza è la trans-medialità della commedia, una scelta vincente per alcuni versi ma non per la mise-en-scène nella sua organicità.

Gli intermezzi di stand-up comedy ad esempio, tanto quanto quelli di satira politica, sono estremamente utili per quel progetto di “ingegneria inversa” che riguarda il protagonista Savoldi; le performance di Raimondo, Fosso e Parmenter producono senso, alleggeriscono i ritmi concitati dei dialoghi di Budini e non appaiono mai ridondanti, una vera manna. Differente invece è il caso di quegli inserti squisitamente teatrali che avrebbero paradossalmente dovuto subire riduzioni per fornire valore aggiunto.
A tal proposito è utile citare l’happening di Enrica Guidi, uno stralcio improntato alla corporeità e magistralmente sospeso fra crollo nervoso e amplesso, ma purtroppo allocato in modo controproducente per l’economia ritmica dell’intero film.

Sempre dal punto di vista della scrittura, Humanism! manifesta una terza anomalia – non è chiaro se volontaria – nella redazione dei dialoghi, soprattutto quelli destinati al protagonista. Per quanto l’umorismo di Savoldi sia particolare e ben connotato, infatti, la sua complessità viene depotenziata da battute che all’apparenza alienano il personaggio dalla platea. Savoldi vive e recita proprio come un attore americano farebbe in un film doppiato in italiano, in un exploit continuo di “Okay?” e di “Che diavolo stai dicendo” che purtroppo inibiscono qualsiasi istinto d’immedesimazione dello spettatore.

E a proposito di spettatori, ciò che più indebolisce l’esordio di Della Sciucca è forse la percepibile difficoltà nella scelta del pubblico di riferimento. Humanism! è sì una commedia infarcita di omaggi al proprio genere, ma anche un’opera che guarda alla cultura più in generale, da Ibsen a Marx passando per la Nouvelle Vague.
Il problema, ad ogni modo, è che tanto il pegno ai giganti della filosofia quanto la reiterata insistenza su determinati temi (il femminismo, ad esempio) sembrano agire in un vuoto concettuale del tutto avulso dall’effettivo nucleo della storia, presentandosi di conseguenza come uno sterile sfoggio d’erudizione al limite del sofistico.

Ciò che interessa allo spettatore, vale a dire, non sono i limiti del capitalismo né la condizione della donna nella società post-moderna, quanto più le vicissitudini di un uomo – un attore – al centro di un cosmo in perenne ciclo di definizione e disfacimento, a cui è impossibile conferire ordine né con l’arte né con la forza di volontà. L’odissea drammatica di Savoldi, dunque, è già di per sé uno spaccato di umanesimo del XXI secolo che non ha bisogno di stampelle filosofiche per essere apprezzato o legittimato.
Al di là degli occhiolini alla contro-cultura degli anni Sessanta e del filtro umoristico, infatti, il personaggio di Budini sembra più affine al potente Leopold Bloom di James Joyce che al simpatico schlemiel di Woody Allen.

 

Locandina-1
La locandina del film

È in forza di quest’indecisione che Humanism! non riesce a trovare un “suo” pubblico.
A chi è rivolta la storia? Allo spettatore dai trascorsi accademici? All’amante della commedia brillante? A un pubblico che sta nel mezzo? Non è dato saperlo, ma ciò che risulta evidente è che l’esperimento di Glauco Della Sciucca, al netto delle ingenuità narrative e di un missaggio audio non proprio impeccabile, rappresenta senz’altro un lavoro coraggioso impreziosito da scelte registiche e fotografiche pregevoli, nonché dalla splendida colonna sonora del maestro Piero Umiliani.

Humanism! è un’opera interessante che però non ha eguagliato né superato le proprie, vistose ambizioni di partenza. Un occhio più attento alla gestione dei ritmi narrativi e del character building avrebbe senza dubbio fatto la differenza, e in vista di un lavoro succcessivo (in merito al punto più critico, il pubblico) per il regista sarebbe utile ripartire da un celebre adagio dello scrittore americano Kurt Vonnegut: “Scrivi per compiacere una persona soltanto. Se spalanchi una finestra e fai l’amore col mondo intero, per così dire, la tua storia si beccherà una polmonite.“.

 

Antonio Amodio